Ridi che (non) ti passa


Crescendo, ognuno di noi capisce una cosa molto importante: l’amicizia senza impegno non esiste. Non vi siete mai chiesti perché la maggior parte degli adulti non considera i rapporti fuori dalla famiglia fondamentali al proseguimento di una vita felice? Il posto che da ragazzi viene occupato dal proprio gruppo, la compagnia di amici e amiche che immagini al tuo funerale, prima ancora della tua famiglia, crescendo perde il suo peso; l’aura mitica del “noi contro tutti” scema, una volta che il “tutti” include anche te. Infatti, a vent’anni il mostruoso fenomeno della “testa a posto” inizia a fare capolino, timido e appena accennato, come il suono del campanello da sotto la doccia.

Inizialmente salta la vacanza con gli amici per quella con la fidanzata/o, poi non parli più al gruppo della sua performance sessuale imbarazzante per non sporcarne l’immagine e infine ti ritrovi in after, a casa della tua migliore amica, incapace di dormire perché non sono di lui i respiri regolari dall’altro lato del letto. Prima che te ne accorga: una volta all’anno, cena di gruppo. Matrimoni, lauree e poi i procreanti indicono cresime e comunione. L’ultima occasione: il funerale. Figure curve, solenni e altere. Alcuni mantengono lo stesso sguardo di quando erano giovani, altri aspettano solo di raggiungerti tra gambe varicose, figli ingrati e frustrazione. In ogni caso, erano di più le figure che apparivano nelle tue fantasie giovanili. Dove sono tutti?

Il mare unisce ciò che la terra divide

Questa la scritta su un moro scrostato, in caratteri oro e argento; troneggiante tra combattivi steli di graminacee. La terra è la vita; separa bruscamente i cuori affini, le presenze costanti e scontate che colorano i giorni, le settimane e gli anni. Non è per cattiveria: la vita ti cresce, ti cambia, ti indirizza. Incastrati come a twister, c’è chi ha mano e piedi in posizioni più scomode di altri, chi cade e chi rimane in piedi. Se la terra è la vita, noi e i nostri amici siamo le vittime di questa separazione, cos’è il mare?

Per capire cosa unisce due amici va misurato il collante che sgorga come gomma dalla corteccia di caratteri affini, l’intensità e la stabilità di una cascata anche quando la tempesta incastra un tronco davanti alla sorgente. Cos’è il mare? Non lo so, e quando non so io chiedo. Siamo ad Alzano Lombardo, l’ondata di calore torrido scioglie l’asfalto ed io e Teo stiamo annegando in un cappuccino e dell’Estathé alla pesca.

– Sai, sto scrivendo un pezzo sull’amicizia, – gli occhi rapidi di Teo addentano l’ultimo cannoncino al cioccolato, – Allora in realtà non proprio sull’amicizia; più sul come mantenerla crescendo -. Il cannoncino si perde nelle fauci masticanti, lo sento chiedere pietà mentre Teo mi risponde. – Ma intendi come possano essere mantenute concretamente o il perché alcune rimangano mentre altre no?

– Penso più a cosa tenga le persone unite nonostante i rapidi e costanti cambiamenti della vita. Guarda noi: negli ultimi due anni tu hai vissuto a Bologna, io a Maastricht, due città completamente diverse dove le nostre vite erano infatti completamente diverse…- cerco di finire la frase quando un vento rabbioso inonda la piazza, volano tovagliette e rose di plastica ferma posto. – Eppure, siamo qui, al bar Mignon di Alzano Lombardo, insieme a tenere ferme le lattine vuote –  .

Ridiamo. Noi ridiamo sempre e di tutto. Anche nei momenti più seri e profondi, una stella di umorismo brilla ed entra nella camera del morto vestita da tacchino. 

– Ma se fosse questa la chiave? -, 

– Cosa, ridere? –  

– Sì, ridere insieme. Ridere delle proprie differenze, di chi a cinquant’anni è povero in canna e di chi ha la moglie fissata con i gerbilli selvatici – 

– Ridere! Potrebbe essere, sai? –

Tornando alla metafora iniziale: il mare è l’umorismo che unisce le placche tettoniche in allontanamento, dove mutui e master all’estero iniziano a plasmarne la forma più delle parti di terra a cui un tempo erano attaccate. Non tutti però hanno senso dell’umorismo. Per me è incomprensibile, eppure ci sono persone per cui la risata non vale così tanto: o peggio, non comprendono la parte divertente in giochi di parole, situazioni buffe e controsensi. Parlare di umorismo è difficile, varia molto da generazione a generazione e dipende da tante cose, come la lingua usata e il carattere di chi parla e ascolta. L’umorismo può essere una professione, una valvola di sfogo o un modo per nascondersi.

Nel mio caso, ridere è la cosa che mi salva sempre dalle ombre scure e tristi. Ridere insieme ha portato i miei amici di lunga data ad essere ancora rilevanti, al passo con i miei tempi di vita e ancora uniti. Parliamo, scambiamo, chiediamo e ci sacrifichiamo in nome di quei momenti orgasmici in cui i secondi si allungano, la pancia si contorce e il mondo circostante sembra ridotto ad una flebile luce che fa capolino tra le palpebre accartocciate. Forse, se ad un certo punto certe persone gravitano sempre più lontano dal nostro pianeta è perché semplicemente non è più possibile ridere insieme, prendere anche le difficoltà con leggerezza e ironia – aiutarsi a stare bene.

Ci sono tante cose che fanno nascere l’amicizia e tante che la deteriorano. Cosa invece permetta agli amici – figure socialmente ritenute laterali nella vita di un individuo – di sopravvivere in una realtà così complicata e impegnata come la nostra, non è solo una risata.

Eppure, per noi ha funzionato. 


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