Avete mai pensato al legame tra gli stormi di uccelli e le uscite di sicurezza ad un concerto? Nessuno vi ha mai parlato di rave, piastrelle sporche e incomprensioni culturali? Tranquilli, ci sono io. Per oggi, la situazione geopolitica mondiale non vi interessa e il maledetto coperchio della bottiglietta d’acqua frizzante alle macchinette di Lampugnano si stacca del tutto. Non rimane attaccato e non vi si incastra sul viso mentre provate a bere, nella tempesta infuocata di un agosto padano. Ve lo svelo subito: non sono nulla di speciale. Una statistica come tante: università, famiglia di ceto medio, pensa di avere l’ADHD. Eppure, ho qualcosa da dire e starà a te lettore capire se sia una fortuna o una tragedia.

Gli scrittori si dividono in due: quelli che scrivono per vivere e quelli che vivono per scrivere. Ora, lo so che detta così suona male; da una parte abbiamo l’hikikomori, chiuso in stanze microscopiche, gobbo dal tenere la testa piegata su pergamene infinite, laptop iridescenti, alla pallida luce di una lampada Ikea. Dall’altra un fiero Greg Mortenson, un bestseller che racconta dell’impegno eccezionale nel dedicarsi completamente agli altri.

La scelta migliore appare ovvia: vuoi soffrire per realizzare il tuo sogno o vivere una vita importante e, in aggiunta, realizzare il tuo sogno? Ma la realtà è più complessa di così. Una cosa che ho capito nei miei vent’anni è che i nerd sono la linfa pulsante del mondo. Gli ossessivi, i maniacali; l’energia che rende i libri capolavori, i film delle pietre miliari, gli spiedi del kebab girare è un conseguenza diretta di un’infinita dedizione a quello che si sta facendo. Che sia svegliarsi tutti i giorni alle sei per andare a lavoro o rimanere a casa il sabato sera a studiare, ci vuole coraggio a intraprendere una strada ma è l’ossessione a far colare l’asfalto.
Io appartengo ad una rara categoria di scrittore: quello che non scrive. Il mio stile è freestyle assoluto: nella vita, nell’arte, nell’amore. Mi piacerebbe possedere, questo freestyle. E invece, il più delle volte, sembra lui a possedere me. Fatico a mantenere una routine, a progredire passo passo verso un’obbiettivo. Voglio tutto, subito. L’unica cosa più forte della mia incapacità a portare avanti i progetti personali è la paura di svegliarmi un giorno e sentire tra le dita la bava viscida di sogni scappati, lenti ma costanti come lumache, come il ruscello che leviga la pietra. Non voglio più vivere scappando dall’ansia di non star usando il tempo come dovrei. E invece di combatterla, l’ansia, l’ho resa protagonista: tra storie di nightlife, infanzia e adolescenza in un paesino e storie rubate dai colorati personaggi che imparerete a conoscere.
Mettevi comodi, fate slalom tra i virus e mettiamo la testa fuori dal finestrino, con il sole che batte ed il vento tra i capelli.